A tutto Sport

Mi sono appassionata al mondo del fitness, da un po’ di tempo a questa parte, ed è iniziato tutto grazie ad un gruppo Facebook al quale mi sono iscritta quasi per gioco. In sostanza ci posso trovare tutti i programmi di allenamento più validi e in voga, tra le star e i comuni mortali che devono perder peso o che vogliono sentirsi più in forma.
Ho iniziato a seguire un programma di allenamento che dura un mese, sono quasi alla fine e inizio a vedere i risultati.

A me piacerebbe darmi al running, ma la zona dove abito è veramente pericolosa e pessima da questo punto di vista. Il parco più vicino dove potrei andare a correre è a 5 km di distanza, in un paese vicino a quello in cui vivo io.
Qui ci sono solo fabbriche e strade percorse continuamente da camion, sto su una specie di rettilineo dove l’acceleratore viene schiacciato un po’ da tutti, e anche se c’è una pista ciclabile, non ci va mai nessuno.
È pericoloso e sinceramente vorrei evitare di mettere a rischio la mia vita per andare a correre.

Proprio in questi giorni sto dando un’occhiata ai prezzi tapis roulant per farmi un’idea di quanto andrei a spendere per prenderne uno che si possa richiudere, in modo da tenerlo in casa senza troppo problemi.
Da una parte mi sembra una buona idea, perché così potrei correre stando direttamente in casa, ma dall’altra ho paura di non utilizzarlo tanto quanto penso di fare al momento. Voglio dire, correre stando in casa rischia di essere noioso, no?

Come mi ha cambiato lo sport

Ieri mi sono guardata allo specchio come non lo facevo da moltissimi anni. Di solito uno si guarda e finisce per trovarsi migliaia di difetti, un po’ perché tendiamo a essere pessimisti per natura, un po’ perché è inevitabile vedersi peggio di quel che non siamo. Io poi ho sempre avuto una visione di me completamente sbagliata, che mi ha portato a trascurare completamente l’aspetto dell’alimentazione e dell’attività sportiva. Durante l’adolescenza ero normopeso, cosa che poi si è lentamente trasformata fino ad affacciarsi alla soglia dell’obesità.

Ora, una ragazza durante lo sviluppo attraversa delle fasi molto tragiche comuni a tutte, il corpo cambia, gli ormoni cambiano, l’umore si trasforma. Io, non avendo nessuna passione nella vita, avevo un unico scopo: abbuffarmi da mattino a sera. Mi hanno derisa e presa in giro per tutto il tempo delle superiori, trasformandomi in un relitto di quella che ero un tempo. Alla fine ho capito che non erano semplicemente loro i cattivi, la prima cattiva della situazione ero io che avevo totalmente abbandonato il mio corpo.

Ho iniziato a praticare regolarmente attività fisica, mi sono comprata un bel cardiofrequenzimetro per valutare se, durante lo sport, fossi effettivamente nella fascia bruciagrassi e ho iniziato a essere la decisione del mio cambiamento. Ho perso un sacco di kg, praticamente l’equivalente di peso di un bambino che mi sono portata appresso per così tanti anni, rischiando di rovinare le articolazioni e il cuore, che per fortuna si sono salvati. Ieri mi sono guardata allo specchio e ho visto che, finalmente, quel cambiamento che volevo tanto, è arrivato. Se pensavo potesse arrivare dal cielo, beh lo ammetto, mi sbagliavo. Il mio cambiamento è avvenuto con costanza, determinazione e con una onestà assoluta nei miei confronti e nei confronti degli specialisti che mi hanno seguita. Evviva lo sport!

Babbo Natale, i tempi cambiano

Qualche giorno fa mio figlio mi ha consegnato la letterina che avrei dovuto dare io stesso a Babbo Natale. Non so perché, ma è convinto che io sia in stretti rapporti col signore grasso e rosso dei regali, soltanto io, non la madre. Gli ho chiesto perché e mi ha detto che la mamma è amica di Mamma Natale, il papà di Babbo Natale: non fa una piega, per carità, ma al perché siamo amici di due persone così importanti mi ha risposto perché quando faccio la letterina poi mi arriva sempre quello che chiedo, quindi vuol dire che ci parlate e che gliela date.

E’ un piccolo genio, il mio ragazzo, devo ammetterlo. Insomma, me ne sono uscito per fare delle commissioni e ho colto l’occasione per leggere la letterina. Le richieste erano, come al solito, tantissime, ma alla fine aveva scritto che se non poteva portargli tutto quanto perché qualche bambino aveva bisogno delle stesse cose, non importava, avrebbe dovuto darle all’altro bambino. Mi ci sono commosso, lo ammetto. Capisco che quello che gli abbiamo insegnato in questi anni è servito a renderlo il piccolo ometto che adesso è.

Ovviamente, nella letterina non mancavano PlayStation e robot, voleva anche una spada laser, ma quello che voleva di più era un tablet. Già io e mia moglie avevamo pensato di prendergli un tablet educativo per bambini per dargli modo di utilizzarlo anche per la scuola. Ce l’hanno dei nostri amici e dicono che è veramente comodo sia per farli giocare un po’, che per farli studiare in maniera divertente.

Siccome volevamo prendercene uno anche per noi due, potremmo unire le due cose e prenderne uno che vada bene per tutta la famiglia, anche se mi sa che l’ometto potrebbe avere qualcosa da ridire, probabilmente ne vuole uno tutto suo. Vediamo cosa riuscirà a fare Babbo Natale quest’anno per vederlo felice!

L’asse maledetta

Ieri stavo stirando, e già, messa così, sembra l’introduzione di un film horror, ne sono perfettamente consapevole. Ma purtroppo bisogna farlo, e ieri sera in TV davano la mia serie preferita, così ho aperto l’asse da stiro, ho preso la pila inferocita di abiti da dover stirare e mi sono piazzata di fronte allo schermo con telecomando a portata di mano e acqua distillata.

Ho un ferro da stiro con caldaia che mi ha regalato mio marito 3 anni fa, dietro mia richiesta, è un gioiellino per me perché mi fa stirare in fretta, non pesa in maniera eccessiva, insomma, è quello che mi serve. Insomma, ero intenzionata ad annientare una maledettissima pieghettina sulla mia camicetta preferita quando sento un “clack” un po’ troppo sospetto. Ripongo il ferro e provo a sistemare l’asse, probabilmente stavo facendo troppa forza e si erano spostate un po’ le gambe.

Riprendo il ferro, riparto a stirare e l’asse si spezza, letteralmente, in due, facendo cascare a terra il ferro con caldaia, che con il peso si era scollegata dalla corrente, e anche la camicetta. Disastro, panico, imprecazioni. Ero sola in casa, sono rimasta un minuto ferma a guardare a terra e sono scoppiata a ridere: era una situazione tragicomica livello estremo, non pensavo potesse succedere da nessun’altra parte se non nei film più comici e trash di serie B. Immediatamente ho provato a tirare su tutto per vedere se almeno la camicetta fosse salvabile, e in effetti era così: almeno lei era ancora integra, sana e salva.

Morale della favola: ferro da stiro rotto (non funziona più se lo collego alla presa) e asse da stiro spezzata in due. Ora sono qui su un sito a guardare di ricomprare entrambi, clicca qui e clicca là ho trovato cose che mi potevano sembrare adatte, ma ovviamente ho la Postepay vuota e non posso comprare nulla.

Il vicino e il sabato

Se Homer Simpson odia Ned Flanders – tanto da dedicargli la canzone Tutti odiano Ned Flanders – io odio il mio vicino, ma purtroppo non ho le abilità musicali per dedicargli una mia canzone. È una persona terribile, scorbutica, neppure ti saluta quando lo incrocio per le scale o in giardino, ma coglie sempre l’occasione per guardarti storto, come a dire ehi, ti tengo d’occhio.

Il suo tono di voce è fissato, continuamente, su urla, perché anche se deve chiedere alla moglie di passargli l’acqua, lo fa gridando. Penso sia un’abitudine che ormai non si toglierà mai e se quella povera donna lo sopporta da non so quanto tempo, o è sorda oppure per lei ormai è normale. Il problema è quando urla mentre sono in casa.

Ci fosse un sabato mattina in cui posso rilassarmi, tra urla continue e qualsiasi altro tipo di rumore fastidioso, è una tragedia. Sabato scorso ha deciso di tirare fuori un trapano elettrico, penso, e di sbizzarrirsi a creare buchi per tutta la casa; mi sono svegliato, sono andato a fare colazione al piano di sotto e lui è andato al suo piano di sotto per bucherellare qualcosa. Sono andato in bagno e lui ha trovato il modo di venirmi quasi dietro, andando a bucherellare qualcos’altro nella sua stanza adiacente alla mia.

Quando non trapana martella, e lo fa tutti i sabati. Non dico che non possa farlo o che non debba farlo, ma è possibile che ogni sabato mattina, alle 8, deve fare chiasso in qualche modo? Non ho neanche provato a dirgli nulla, dato che è libero di farlo e non infrange nessuna legge (se non quella del buonsenso), soprattutto immagino che o mi risponderebbe con un grugnito o non mi risponderebbe affatto.

Ogni sabato mattina mi sveglio pensando alla pace che un monaco buddista deve provare, nel nulla più assoluto tra la natura e gli animali.

Un viaggio in macchina

Non so in quanti condivideranno questo mio piacere, ma io adoro viaggiare in macchina. Quando posso farlo, non perdo mai occasione: mi rilassa, per quanto sia difficile crederlo, sia che sia io a guidare, sia che sia un’altra persona.

Mi piace uscire dall’autostrada, specialmente quando sto tornando e ho un po’ di tempo, fermarmi al primo paesino sconosciuto e prendere una camera d’albergo. Gli alberghi sono la mia idea concretizzata di accoglienza (dipende dall’albergo, chiaramente): l’idea di dormire su un letto fresco, fatto appositamente per offrire ristoro a un viandante mi piace fin da quando ero bambino. Per non parlare poi delle colazioni: non sono abituato a mangiare a casa, principalmente perché non ne ho tempo, ma quando sono in albergo adoro assaggiare un po’ tutto di quel che c’è a disposizione su quelle belle tavole imbandite. Adoro, poi, il profumo del caffè delle sale per la colazione e il rumore dei carrelli dei camerieri che portano cibo fresco e appena preparato.

Un altro odore che associo, da sempre, al viaggio in macchina è quello delle aree di servizio con punto di ristoro in autostrada. Con la tostiera sempre in funzione per dare panini caldi ai clienti, quei luoghi hanno un odore così buono e delizioso, da farmi venire adesso l’acquolina in bocca. Spesso approfitto delle aree di servizio anche per fare acquisti e regali, qualche tempo fa, mi ricordo c’erano delle piastre per capelli scontate ed ho approfittato per comprarne due per delle mie amiche.

Mi piace guardare con molta cura tutto ciò che vendono, dai prodotti gastronomici ai giocattoli per bambini. Mi piace notare le differenze e le similitudini, anche cambiando marchio o azienda: c’è sempre l’impressione presente di essere a casa.

La notte, poi, le strade da percorrere in macchina sono estremamente rilassanti. Non c’è troppo traffico, le radio passano i pezzi migliori di sempre per tenere compagnia ai viaggiatori notturni e soprattutto l’idea di potersi gustare un buon caffè, come premio per aver guidato senza batter ciglio per tutta la notte, è una delle sensazioni che più preferisco dei viaggi in macchina.

Spazio, sei sempre troppo poco

Spazio ristrettoHo cambiato casa da poco tempo perché quella in cui stavo prima iniziava ad andarmi stretta. Lavoro da freelance quindi la mia casa è anche il mio ufficio, e come tale devo sempre trovare le soluzioni più adatte per farci stare entrambi gli emisferi della mia vita.

La mia camera da letto è essenzialmente anche il mio ufficio, ho una scrivania con una libreria contenente tutto il materiale che mi occorre per lavorare ogni giorno, per cui non è che abbia bisogno di chissà cosa. Solo che, il mio problema da sempre, sono gli hobbies.

Comincio a pensare di averne un po’ troppi: fotografia, lettura, gaming, ultimamente anche l’home fitness. Ho deciso di crearmi su misura il fisico che ho sempre visto sui giornali, pur non avendo mai avuto problemi di peso di alcun tipo. Diciamo che un po’ di muscoli in più non mi farebbero schifo, ecco.

Sto pensando quindi di prendere una cyclette da camera, il problema è che non so dove metterla. Pensavo di metterla in salotto davanti al televisore, ne potrei prendere una richiudibile per far sì che non occupi troppo spazio, in fin dei conti vivo in una casa di 60 metri quadri che contiene due camere, un salotto, un bagno, una cucina e persino un terrazzino (inutile, visto che non c’entra nulla).

Se la metto in camera poi ho paura di generare un tale caos da perdere l’ispirazione anche nel lavoro, ho le mie fisse, pur non essendo in fissa con l’ordine mi piace che il caos sia distribuito in maniera ordinata. Non ha molto senso, ne sono perfettamente consapevole.

Prenderei volentieri anche un paio di bilancieri giusto per portarmi avanti con le ambizioni, ma se non so dove infilare una cyclette che si richiude, figuriamoci se posso sapere dove infilare due pesi di quelli da bodybuilder!

Osservando i passanti

PassantiCapita solo a me di osservare molto attentamente i passanti? Non parlo di quei momenti in cui si sta seduti a una panchina del parco a godersi il fresco, parlo in generale. A me piace guardare tutti coloro in fila alla posta, dal dottore, in banca. Mi piace immaginare quello che fanno nella vita, come si comportano e cosa vorrebbero poter fare.

Sono, durante la stesura del post, seduta alla posta. La posta della mia città sa talmente tanto bene di avere dei tempi di attesa biblici da aver messo un hotspot wifi gratuito al quale tutti si possono connettere: approfitto di questi tempi morti per sfruttare il tablet e scrivere del più e del meno, un flusso di coscienza spontaneo e naturale.

Davanti a me c’è un signore molto ben vestito, che sta guardando il suo telefono continuamente, probabilmente è in attesa di una telefonata, di una mail o di un messaggio particolarmente importante. Continua a ripetere sempre le stesse azioni: guarda il numerino, guarda il tabellone con il tocca al numero X, guarda il cellulare e sbuffa. Sempre, da almeno un quarto d’ora. Me lo immagino rappresentante di qualcosa, di spazzole per capelli o poltrone da ufficio, non so perché.

Di fianco a lui si trova una donna sui quarant’anni, vestita con una tuta molto larga e coi capelli raccolti con una pinza. Sbuffa, anche lei guarda il numerino che tiene in mano e poi il tabellone, ma con meno frequenza del suo vicino di poltrona. Una signora anziana le ha chiesto cosa doveva fare per prendere il numero e lei, molto gentilmente, si è alzata per aiutarla, chiedendole cosa doveva fare e di cosa avesse bisogno.

La signora anziana è di un tenero disarmante, la classica dolce nonnina tenera, di quelle che preparano un sugo della domenica da favola e che per ogni Natale o compleanno, regalano ai propri nipoti una banconota da 50 euro perfettamente stirata.

Ristrutturazione generale

Restyling camera da lettoFinalmente ho finito un lavoro molto grosso che mi ha portata a non aver tempo di fare praticamente nulla, mi sono dedicata quasi 24 ore su 24 a questo importante progetto che spero mi aprirà molte porte sul futuro.

Ora però è tempo di ristrutturazione: per prima cosa fisica, domani vado dal parrucchiere e mi do una sistemata ai capelli che ne hanno veramente molto bisogno. Poi manicure e pedicure, ho anche intenzione di passare in libreria a prendere un libro nuovo del mio scrittore preferito che ho visto a pubblicato, finalmente, una raccolta di poesie che aspettavo da tempo.

Ho in mente un progettino per ristrutturare la mia stanza, vivo ancora coi miei genitori e non sapevo bene cosa fare: ho ancora la stanza da adolescente, cosa che, purtroppo o per fortuna, non sono più da un po’ di tempo. Ho bisogno di modificare un po’ tutto, togliere i libri di scuola e far posto a quelli che mi occorrono per lavoro e a quelli che divoro per passione.

Vorrei togliere la tv, che tanto non la guardo mai, e aumentare le dimensioni del letto, portandolo ad almeno una piazza e mezzo. A tal proposito ho trovato un post-it in una vecchia agenda – ogni tanto le riguardo quando non so che fare – che diceva vai al sito con sito web riportato di un marchio che produce materassi. Quasi quasi sto pensando di passare al memory foam e abbandonare il materasso ad acqua, un po’ perché comincia ad avere i suoi annetti, un po’ perché vorrei poter dormire meglio. Oltre l’appunto che mi ero fatta, su internet, ho trovato moltissimi siti con materassi memory.

Sto valutando di che colore dipingere le pareti e se effettivamente dipingerle, dato che potrei tappezzarle di foto e poster di film e band, per sentirmi un pochino adolescente ancora. Infine dovrei riprendermi anche un computer nuovo, il mio oltre ad avere i suoi anni non mi basta più, né di potenza né di memoria.